Orso di toscana


Partecipo con il n. 103 al forum degli orsi perché mi riconosco nel simpatico plantigrado. A questo proposito mi piace anche ricordare che: presso i Celti, l'orso era il simbolo solare. perché scompare in inverno e ricompare in primavera, indicando così i suoi legami con i ritmi della Natura.
Per gli Unni era uno degli animali sacri; se ne esaltava il senso della famiglia “perché protegge i suoi piccoli”. Quindi basta con queste fole sull’orso misantropo e introverso!
La verità è che è indipendente e non ama il branco, l’omologazione.
Il nome dell'orso nelle lingue celtiche artos (arth gallico, art irlandese, arzt bretone) è facilmente identificabile con Artù (re Arthus, Arthur).
Simbolo dell'introspezione, l'orso si ritira ogni inverno in una grotta, quasi a voler rianalizzare e digerire tutti gli eventi accadutigli durante l'annata. Sembra chiudersi in un lungo silenzio, in un gran vuoto, nel quale cercare le risposte a tutte le sue domande.
La lezione dell'orso ci mostra come sia importante sapersi sottrarre, di tanto in tanto, dalla concitazione del nostro mondo così come dalla furia dei nostri pensieri. Solo nella calma, infatti, possiamo riuscire ad ascoltare la voce del nostro essere più intimo, che ci può dare la risposta a tutte le nostre domande e la soluzione a tutti i nostri problemi.






"Cosi' disse l'orso di toscana"
Piccolo dizionario delle locuzioni consunte



Assolutamente si/ Assolutamente no
Oggi, con buona pace dell’esortazione evangelica (Il vostro dire sia si si no no) ogni affermazione o negazione deve essere immancabilmente assoluta, un po’ come le “granitiche”, ferree decisioni mussoliniane. Consiglio: espressione da non usare fino al 2010.

In buona sostanza
Un tempo riassumendo un concetto diceva ...dunque insomma o in sostanza... Oggi, la sostanza deve essere buona. Perché? Per distinguerla da una cattiva sostanza? Che centri qualcosa Aristotele?
Espressione da non usare fino al prossimo scudetto dell’Inter.

Quant’altro
Sostituisce il latinismo eccetera (et coetera) ma mentre questo lasciava le cose in sospeso, un po’ come i punti di sospensione di una frase, quant’altro è perentorio, decisionista, autoritario comprende tutto quanto esiste non lascia scampo né strade aperte né possibilità di discussione. Espressione da usare solo in piccole dosi (non più di una volta al giorno).

Qui pro quo
Latinismo che va, latino che viene ed ecco un latinismo risuscitato (o c’entrano qualcosa i nipoti di Paperino?) Espressione da non usare fino alla fine del millennio.

Tant’è
Invece del pirandelliano (così è..se vi pare) una frase concisa che suona in modo proditorio un po’ come: Beccati questo espressione da usare in dosi modeste (massimo 2-3 volte al giorno: per dosi superiori consultare il proprio maestro di bon ton).

Va buono
Il modesto, semplice “va bene” è stato soppiantato dal sanguigno “va buono” tratto dal dialetto partenopeo, certamente più colorito ma, sul piano della lingua italiana, un pugno in un occhio.


Sulle tracce dell’orso: miti e simbologia



e veramente fui figliuol de l'orsa,
cupido sì per avanzar li orsatti,
(Inf XIX 70-71)


1) “Senza perdere la tenerezza
Theodore Roosvelt sosteneva che il vero simbolo degli Stati Uniti non avrebbe dovuto essere l’aquila ma il grizzly perché, al pari dell’orso, l’America, possente e coraggiosa, era condannata alla solitudine. Sarebbe stata temuta e rispettata nel mondo, ma non amata.
Lungimirante sul piano politico, la metafora del Presidente Roosvelt, coniata agli inizi del XX secolo non è, però calzante o meglio, rispecchia la mentalità di un american style che punta sulla forza e sull’audacia mentre il rapporto dell’uomo con l’orso è ben più articolato. Ne è prova il simbolismo che proviene da epoche remote, quando, in ogni parte del mondo, l’orso è stato per secoli il vero “re delle foreste”.
Un simbolo polimorfico perché alla combattività si unisce un comportamento, protettivo, materno. E’ capace di un furore primordiale ma le sue movenze lo rendono simpatico. Nel complesso rapporto con l’uomo rispecchia il nostro atteggiamento contraddittorio nei confronti del mondo animale che – ha rilevato Franco Cardini - è di familiarità e affinità da un lato, estraneità e opposizione dall'altro.
L’orso era guardato con rispetto, dagli indoeuropei come attestano miti indiani ed ellenici, i riti celtici e germanici; ed era temuto ma anche venerato da tutti i popoli della galassia uralo-altaica, dai Lapponi agli Osseti ai Siberiani e dai Pellerossa d'America; una familiarità che viene dalla preistoria (come attestano i molti graffiti nelle rocce) quando l’orso condivideva con l’uomo le foreste e si disputava la proprietà delle caverne. Da qui fiabe e leggende ispirate allo sgomento che la sua presenza poteva suscitare. Ma anche all’ammirazione: per Attila era un animale sacro “perché protegge i suoi piccoli”; mentre la saggezza popolare invitava a “non vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso”.
Quello che più lo caratterizza, rispetto ad altri animali - simbolo come il leone è che l’uomo lo assimila a sé stesso, per il modo d’incedere sulle zampe posteriori, per l’espressività sia nell’atteggiamento severo o arcigno che in quello affettuoso. l’orsetto di stoffa che i bambini tengono in braccio e che ritroviamo appeso in auto o nei portachiavi o nella pubblicità denota un rapporto intenso con l’uomo,che si è tramandato nei secoli.
In effetti, l’atteggiamento materno-filiale, spesso considerato contraddittorio con la sua carica di aggressività primitiva rappresenta quello spirito guerriero “senza perdere la tenerezza” tipico degli eroi omerici e delle figure mitiche fino ai tempi nostri(2).
Anche Dante Alighieri, nei versi della Divina Commedia citati in epigrafe usa la metafora dell’orso per mettere in risalto l’atteggiamento protettivo di papa Niccolò III (Orsini) verso i propri parenti e Dino Buzzati, nella splendida fiaba La famosa invasione degli orsi in Sicilia presenta i simpatici plantigradi con tratti di umanità di cui, invece,gli uomini sono privi. Rudyard Kipling assegna all’ orso Baloo ne Il libro della giungla il ruolo del saggio burbero, mentre ancora Dante in una delle “Canzoni petrose” usa l’allegoria “come l’orso quando scherza”, per sottolinearne la propensione ludica. Ma è sopratutto nel nord Europa che la simbologia dell'orso possiede una particolare pregnanza religiosa e sociale.
L’assimilazione fra uomo e orso nei popoli preagricoli è attestata anche dalle numerose leggende che parlano di orsi che rapivano fanciulle per farne le loro spose come nella fiaba norvegese Re Valmon,l’orso bianco o di coppie di umani che adottavano cuccioli d’orso (3).
In una leggenda degli Haida canadesi un orso assunse sembianze umane per corteggiare una fanciulla che, da alcuni particolari, capì l’inganno ma accettò egualmente di unirsi a lui e generò due figli; (4)

2) Orsi e Sciamani
Presso i Celti, da Berna (la città dell’orso, come Berlino) alla Gallia, fino in Irlanda l’orso era simbolo dell'autorità temporale in contrapposizione a quella sacerdotale rappresentata dal cinghiale. Ma capitava anche, come nella storia di S. Gallus, che un orso bruno trasportasse dei tronchi d’albero per la costruzione di una Chiesa. Anche sullo stemma di Benedetto XVI c’è un orso a ricordo della leggenda nella quale S. Corbiniano, Vescovo di Frisinga, in viaggio verso Roma, convinse a farsi carico del suo bagaglio l’orso che gli aveva ucciso il cavallo (5).
Artù è l’orso di Britannia, Nel suo nome c’è la radice celtica Art (orso)da cui derivano l’irlandese art,il bretone arzt e il gallese arth. impersona il carattere sacro della regalità ed ha il compito d’inaugurare il regno dell’Estate. Riposa nell’isola di Avalon ma secondo la leggenda è destinato a risorgere (rex olim, rex futurus), come l’orso che esce dal letargo.
Nel Grande Nord, invece, sull’interpretazione antropomorfica prevale quella magica. La mostra Orsi e Sciaman allestita a Firenze dal 30 novembre 2007 al 29 febbraio 2008 nelle sale espositive del Museo di Storia Naturale in Borgo degli Albizi, è stata realizzata con la collaborazione delle Università di Helsinki e della Lapponia è un avvincente percorso nelle culture nordeuropee, in particolare in quelle artiche e subartiche nelle quale, attraverso maschere rituali, immagini, sculture, strumenti musicali emergono i caratteri antropologici dei miti (6).
E qui si torna di nuovo all’ambivalenza che segna il rapporto dell’ uomo con l’orso: venerato, rispettato ma anche ucciso. Tutti i popoli in cui vigeva lo sciamanesimo praticavano l’uccisione rituale dell'orso, in Europa e nell'Asia settentrionale, in particolare nella Siberia centrale dei gruppi etnici Tungusi, fino agli Ainu di Hokkaido, in Giappone. In Lapponia si sono tramandati centinaia di appellativi affettuosi perché era importante che gli orsi uccisi fossero placati. Infatti, lo sciamanesimo è l’espressione di un modo di vivere e di sentire la natura, diffuso nelle società nelle quali si pensa che il mondo fisico sia animato da un principio vitale e regolato da un equilibrio di forze.
Invece, nella cultura occidentale il rapporto fra orso e sciamanesimo, si è configurato soprattutto come tecnica di alterazione psicologica e di contatto con il soprannaturale.
Nei paesi scandinavi era legato ai guerrieri (pelle d’orso) che combattevano in una sorta di trance ipnotico grazie ad un processo d’identificazione con il carattere ferino. Nel poema epico Beowulf (orso-lupo) il protagonista, che è ritenuto una variante del norvegese Bodvar Bjark (l’orso da battaglia) è l’eroe positivo che combatte contro orchi e raghi (7).
Ed è rilevante l’analogia con le tradizioni dei Lakota-Sioux: non a caso,il grizzly era chiamato “il guerriero a quattro zampe”.

3)Un animale totem
La popolazione dei Gilyak nella Siberia occidentale crede, ad esempio, che l’orso che uccide un uomo ne assorba l’anima. D’altronde, sia l’uomo che l’orso hanno utilizzato lo stesso rifugio per ripararsi dalle intemperie. Non a caso, l’orso – che nel Paleolitico veniva disegnata sulle rocce - fa parte dei cosiddetti animali totem, definiti da Jung archetipi depositari di un potere ancestrale, legato a ricordi e credenze collettive.
“L’uomo e l’orso… che strano rapporto- ha osservato Francesca Nicolodi - rivalità e sfruttamento reciproco, familiarità e affinità per la configurazione fisica quasi umana di un orso eretto sulle zampe posteriori, ma anche avversione e paura, rispetto e timore. La sua furia diventa sinonimo di coraggio[...] Ambedue onnivori, ambedue bisognosi di ricoveri invernali. Concorrenti nello stesso ecosistema, prede e predatori l’uno dell’altro ma solo per fame o per necessità e con reciproco rispetto.(9)
Alla funzione totemica si richiamano molte leggende degli indiani d’America e dei Tungusi siberiani:. Lo “spirito” dell’orso veniva invocato dai Navajo quale testimone nei giuramenti solenni: “che la tempesta magica dell’orso mi divori se non manterrò il patto”. Lo “stregone” degli Algolki si vestiva di pelle d’orso, traendone capacità di cura delle malattie e il favore degli spiriti della natura. (10) Proprio all’orso è dedicata la preghiera scritta da uno degli ultimi grandi capi indiani Capo Dan George (1899-1981): “Fa che tutti gli uomini, che amano la bellezza e la forza, lo seguano nel suo cammino: in questo modo l'orso non perderà la strada e ritroverà la sua tana. Fa che tutti gli esseri umani amino la vita e rispettino quella degli altri: in questo modo nessuno dovrà dispiacersi dei propri errori. Infine, fa che il mio selvaggio fratello orso viva per sempre libero, finché il sole risplende nel cielo” (12).

4) Vaghe stelle dell’Orsa
Nella mitologia greca, infine, il riferimento all’orso ha la forma delle due omonime costellazioni, Ovidio narra che la bellissima Callisto fu trasformata in orsa da Artemide. Ma poi, dopo la sua morte, Zeus la pose nel firmamento come Orsa maggiore. Un'altra origine delle due costellazioni si deve alle due ninfe che allevarono il piccolo Zeus a Creta: Adrastea ed Ida(13).
Una stella dell’Orsa minore segna il polo nord celeste (14).Forse proprio questa posizione astronomica ha dato origine il nome all'Orsa stellare, l'animale spesso associato col freddo e con il nord. Infatti, Il termine "artico" deriva proprio dal greco arktos (sanscrito arkshas), parola che significa orso (ha la stessa radice di Artemide, pothnia theròn, "Signora degli Animali ) ma indica anche il Settentrione.
Tra l’altro, l’identificazione delle sette stelle con la figura di un orso è presente in diverse e distanti civiltà :una convergenza sorprendente in quanto le costellazioni non evocano una somiglianza con l'animale. Per di più, nell’America del Nord questa identificazione precede l'arrivo dei colonizzatori europei, e probabilmente, fu portato da migrazioni provenienti dalla Siberia in epoca preistorica.

5)Un simbolismo ambiguo
L’incedere della “civilizzazione” segnato dal progressivo assoggettamento della natura ha determinato nuove ambiguità nel rapporto con l’orso che, in quanto simbolo della natura selvaggia veniva esibito come un trofeo.
Fa parte di questa simbologia anche la crudeltà con cui si infieriva sull’animale catturato allorché nell’Alto Medioevo, in Europa, si affermò la pratica del combattimento con i cani continuata fino al XIX secolo. Gli orsi a cui venivano spezzati denti e unghie erano assaliti da mute di cani finché non soccombevano.
Ma più spesso si esorcizzava il “signore delle foreste” mettendolo in ridicolo. Lo si addestrava a ballare (per lo più mediante torture e sevizie). E nell’antica Roma se ne fece un oggetto di divertimento: un po’ come avveniva con i condottieri nemici catturati in battaglia che, nei trionfi venivano esposti al dileggio popolare. (17).
Quando, poi, la civiltà industriale non lo ha considerato più temibile, si è riproposto con gli orsetti di pezza, l’archetipo dell’amico orso, parallelo (e altrettanto artificioso) al rinnovato interesse per la natura attestato dalla nascita dei giardini zoologici in tutte le grandi città.
Si ritiene che la moda risalga ad un aneddoto di cui fu protagonista Theodore Roosvelt che si rifiutò di sparare ad un cucciolo legato a un albero. Un negoziante di articoli di moda chiese al Presidente l’autorizzazione a dare il suo nome all’orsacchiotto Teddy the Bearn che fu diffuso in milioni di esemplari ed il successo è continuato fino ai giorni nostri come attestano i collezionisti e i numerosi musei dedicati all’orso-giocattolo; tanto più che quasi negli stessi anni, in Europa, dalla Germania, si diffuse, autonomamente, un’analoga moda.).
Paul Horton ha rilevato che l’orsetto è abbastanza simile ad un essere umano perché il bambino si relazioni con esso ma anche abbastanza diverso da ritagliarsi un autonomo spazio nella psiche. Robert Handerson ha parlato di un archetipo profondamente radicato che sollecita l’immaginazione, di un surrogato della madre, tanto che il giocattolo è parimenti gradito ai bambini e alle bambine.
Cinema e fumetti si sono appropriati di questa nuova relazione amicale mediante personaggi come Winnie the pooh, le avventure di Yoghi nel parco di Yellwostone e altri simpatici orsi antropomofornizzati da cui scompare definitivamente l’aspetto ferino. Un mutamento che riguarda anche le favole, come attesta L’orso nella trojka di Tolstoj. La ferocia dell’antico avversario resta, invece, nella letteratura e nel cinema d’avventura (ricordiamo la lotta di Michele Strogoff con l’orso siberiano ma anche i temibili grizzly di molti film western). Poi, dagli anni ’80, il cinema si è proiettato nel filone ecologico di cui L’orso di Jean Jacques Annaud è uno splendido esempio.
E non è casuale che la commedia-cult di Osborne Ricorda con Rabbia termini con l’ esclamazione poveri orsacchiotti miei pronunciata dalla protagonista Allison: un’espressione che evoca tenerezza. all’interno del dramma dell’incomunicabilità.
Anche nel nostro mondo globalizzato e spesso distruttivo di culture locali, l’orso riprodotto piatti, tazze, tovaglie, lenzuoli, magliette vuole essere un contributo ad un rinnovato interesse per l’ambiente che, però, rischia di essere un mero rimpianto giacché alla diffusione delle icone fa riscontro il rischio di estinzione delle residue specie di orso.
Torna la possibilità di una duplice interpretazione: l’amico orso, il pupazzo paffuto da che i bambini si portano a letto, è un tentativo di placare la coscienza nei confronti di una specie minacciata di estinzione o risponde a sollecitazioni del nostro inconscio che provengono da culture ancestrali?
Rispetto al rituale sciamanico - che univa l’uccisione dell’orso alla sua venerazione - oggi c’è una dinamica inversa: in passato s’intendeva placare lo spirito dell’orso dopo averlo ucciso per necessità di sopravvivenza; adesso,di fronte alla possibile scomparsa dell’animale, se ne costruisce un surrogato che ha una funzione archetipica suscitando. Oggi l'orso, è sempre più vittima della ferocia umana ed Enzo Cerasani nel Blog dell’Orso Bruno: ancora oggi sul portale del Santuario di S. Romedio, famoso per le vicende dell'orsa Jurka, si può leggere questa “profetica” iscrizione... "Fatto stupendo o cosa strana, l’orso, la belva si fa umana. Stupor maggior che l’uomo nato, in belva ora cerchi d’esser cangiato," (18).
Ebbene, ogni pur piccolo gesto di solidarietà con gli orsi, costretti a subire la violenza dell’uomo è un gesto a favore della natura e dei valori culturali fra i più significativi della nostra specie.

Gabriele Parenti
responsabile Programmi della Sede Rai di Firenze


NOTE
1) R.E.Bieder,Orso, Urra, Trento 2007 p.42 un fondamentale saggio per approfondire la suggestiva storia culturale legata all’orso.


2) Questa, ad esempio, è la caratteristica che ha contribuito maggiormente al mito di Che Guevara passato alla storia come rivoluzionario inflessibile “senza perdere la tenerezza”. Ma era stata in passato di molti eroi, da Achille ad Alessandro Magno.

3) Bieder op ,cit:, p 50 e F.Cardini, Mostri, belve, animali nell’immaginario medievale p4 ne Il giardino dei Magi.

4) J. Chevalier A. Gheerbrandt Dizionario dei simboli, Milano 1999.

5) Bieder, Orso, cit. p. 58 Un’analoga leggenda riguarda S.Romidio che per recarsi a Trento cavalcò l’orso che gli aveva ucciso il cavallo.

6) Il progetto prende origine dall’importante materiale, della sezione di Antropologia e Etnologia del Museo di Storia Naturale insieme a reperti provenienti da collezioni finlandesi. Gli oggetti presenti sono una testimonianza etnologica rarissima. Molti reperti e documenti provengono da alcuni viaggi intrapresi da Stephen Sommier e Paolo Mantegazza. che attraversarono la Lapponia nel 1879. Nel 1880 Sommier intraprese un altro viaggio nella della Siberia artica. Gli Ainu di Hiokkaido sono documentati con rarissimi reperti donato al Museo da Fosco Maraini.

7) Si veda anche C Sighinolfi “I guerrieri-lupo nell'Europa arcaica. Aspetti della funzione guerriera e metamorfosi rituali presso gli indoeuropei, Milano 1991.

8) termine incluso nel nome di Wotan (così il suo equivalente nordico odhr, in Odhinn).

9) F.Nicolodi L’uomo e l’orso: due leali avversari da migliaia di anni.Scienzine rivista di divulgazione scientifica del museo tridentino di Scienze naturali, 2006. Ha rilevato Giampaolo Dalmeri, - Riparo Dalmeri e Grotta di Ernesto : gli ultimi cacciatori-raccoglitori 2003 che in una grotta situata sull’altipiano dei Sette Comuni, sono state rinvenute sia presenze umane databili al Mesolitico sia i resti di un grosso orso bruno (Ursus arctos): Entrambi- osserva - anche se non nella stessa epoca, vi avevano trovato riparo.

10) si veda nel Blog dell’Orso bruno Lo spirito dell’Orso da "Il Forestale" n. 26/2005 per i miti scandinavi G.Isnardi.Chiesa, I miti nordici, 1991.

11) E,inoltre, Orso che inciampa, Orso coraggioso, Orso imponente, Orso magro, Orso maschio, Orso peloso, Orso veloce, Orso maschio dei comanches.

12) Per la preghiera del Capo Dan Gorge cfr. Il Blog dell’Orso bruno.

13) R. Greavers, Miti greci, Milano 2000 alla voce Callisto.

14) Per la mitologia greca, Era avrebbe costretto le due costellazioni a non riposarsi spiegando così il fatto che le due Orse sono circumpolari e, alle latitudini della Grecia, non tramontano mai completamente.

15) anche se la sua posizione è soggetta ad un continuo spostamento per il fenomeno della precessione degli Equinozi.

16) Bieder, Orso, cit. p 85.

17)Ib.

18)Ivi, p. 97.

17) ib.

18) Il blog dell'OrsoBruno tiene sempre su tutte le novità che riguardano i nostri amici plantigradi e ha fatto conoscere anche nuovi amici: Bruno, Yoga, Sandrino, Jurka, Knut, Tunk, Bernardo, nomi che a molti potrebbero non dire nulla, ma che a "noi" dicono molto. Sono storie diverse di amore e tenerezza, ma anche di odio ed ignoranza.

20) ossa di Ursus speleus (Grotta Chauvet) Scoperto nel 1984 da Jean-Marie Chauvet nel Dipartimento dell’Ardéche in Francia e studiato da Jean Clottes a partire dal 1998, anche in questo caso il riparo naturale, decorato con figure zoomorfe e antropomorfe, in cui prevale il plantigrado, assume un significato simbolico e rituale di grande entità.