GABRIELE PARENTI

IL SOGNO DI AFRODITE, L’INGANNO DI APOLLO




Cosa hanno in comune la mitologia ed il linguaggio televisivo? Cosa lega le vicende omeriche all’attuale crisi del nostro modello di sviluppo? Un libro spazia dal mito greco alle illusioni perdute del ’68, dalla saga arturiana alla crisi del sogno americano al saggio di carattere psicologico e antropologico sul demone meridiano .
Scrive Franco Cardini nella prefazione: “Questo è un libro serio. Non dirò che si tratta anche di un libro “duro”, difficile, in quanto i saggi che lo costituiscono sono tutti piani, scritti piacevolmente (la famosa prosa “semplice, chiara ed efficace” che tutti i buoni direttori raccomandano ai loro giornalisti)”.
Il libro sottolinea che il mito veicola informazioni ma ha, soprattutto, una forza evocativa: la reiterazione fatta di ridondanze e d’innumerevoli varianti, crea linguaggi nuovi e significati riposti. Infatti, la comunicazione indiretta è più ricca e complessa ed è stata un formidabile strumento per lanciare messaggi suggestivi. Quando dall’Egitto giunse sulle sponde del Mar Nero la tecnica di cercare l’oro nei terreni alluvionali utilizzando pelle di arieti nelle quali le pagliuzze restavano impigliate, l’importanza dell’evento fu comunicata attraverso il racconto del Vello d’oro. Per Claude Levi-Strauss, - osserva Parenti - la diacronìa del mito oltrepassa il prima e il dopo con un peculiare tipo di linguaggio, come quello musicale. E, possiamo aggiungere, sono altrettanto rilevanti i momenti di sincronicità, in cui si uniscono varianze e invarianze. L’uso delle metafore, che offre una lettura più ampia di quella definita dalla parola. In fondo, accade cosi anche in un prodotto televisivo.
Cardini rivela l'essere stato “spiazzato“ dalla lettura del libro e afferma: “Mi vado ormai sempre più convincendo che Serge Latouche, con le sue tesi sulla “decrescita”, ha molte ragioni: ma confesso che non mi aspettavo di leggere un passo del genere in un saggio dedicato a L’ultima seduzione del dèmone meridiano, che mi apprestavo ad affrontare forte delle mie buone letture di Roger Caillois. E allora, a che gioco sta giocando un giornalista-saggista che t’invita a una lettura aperta dai “rassicuranti” scorci sulla mitologia/simbologia delle isole, su Afrodite e su Apollo? Ti aspettavi una serena e magari abbastanza tranquilla navigazione tra Jung, Dumézil, Cervantes e Tomasi di Lampedusa: su che razza di nave o di sciabecco o di giunca t’invita a salpare Capitan Parenti?”
E rivela, infine che “Il senso di questo libro è pervenire al disincanto dell’Occidente, dimostrare che il nostro infinito “cercare l’Altro” (per conquistarlo, per derubarlo, per sedurlo, per comprenderlo, perfino per “liberarlo”: e siamo al non-sense dell’”esportazione della democrazia”, che sarebbe ridicolo se non fosse tragico) è stato in realtà, dal Mito ellenico al Postmoderno, un infinito cercare Se Stesso, incappando in infiniti giochi di specchi e arrancando tra i troppi alibi con i quali abbiamo cercato di fornire alla nostra Volontà di Potenza una qualche nobilitante giustificazione”.
“Oggi sappiamo bene - conclude Cardini” - che dietro l’eterno inseguire l’Avere per Avere, il Fare per Fare, il Profittare per Profittare, il Consumare per Consumare, la nostra Modernità individualista e decisa a vivere etsi Deus non esset si era data in realtà in balìa del Nulla, che ha molti nomi e molti volti ma il cui vero nome è Legione; e dal quale si sfugge soltanto rifugiandosi in Colui che gli ebrei chiamano ha-Shem, il Nome. L’Unico Vero e Ineffabile. Forse, il Postmoderno è questo: ridisegnare la carta del cielo, ritrovare finalmente la rotta”.

PAGNINI EDITORE Firenze 2011