La sfida. La vita, il coraggio, il pensiero di Robert Kennedy


La figura di Robert Kennedy è stata per lo più presa in considerazione di riflesso a quella del fratello. Ma Bob non fu solo l’interprete ed il continuatore delle idee politiche di JFK. Seppe esprimere una forte leadership che, alla fine degli anni ’60 impersonò il cambio d’epoca.
Se fosse arrivato alla Casa Bianca, il ’68 e gli anni ’70 avrebbero avuto un segno ben diverso, fatto di aperture audaci ma costruttive.
RFK "un idealista che sapeva vincere" impersonò la volontà di cambiamento, la speranza in un mondo migliore. Molte sue prese di posizione (si pensi a quelle sull’ambiente, sulle aree metropolitane, sulle nuove povertà) sono ancora oggi di scottante attualità.
Una politica nuova per gli Stati Uniti era stata inaugurata dai fratelli Kennedy mediante il ripudio del principio che in nome dell’anticomunismo tutto fosse lecito, anche l’appoggio a regimi autoritari di destra.
La presidenza Kennedy invertì il principio: per vincere la sfida con l’Unione Sovietica bisognava far crescere la democrazia nel mondo e il suo germe, prima o poi sarebbe attecchito anche all’est.
Far crescere la democrazia (non "esportarla" secondo il metodo Bush) significava favorire ogni apertura e ogni occasione di dialogo. Una linea che avrebbe portato ad un mondo nuovo se, come ha scritto Veltroni il sogno kennediano non si fosse spezzato con l’uccisione dei due Kennedy.