Il pensiero dell’esilio
La finis Austriae nell’inconscio dell’uomo europeo


Questo libro sintetizza l’attività di ricerca che ho svolto nell’Istituto di Filosofia del diritto e di studi storico politici dell’Università di Pisa ed è stato pubbulicato nella collana del Seminario per le scienze politiche e giuridiche.
Esso fa riferimento alla mitteleuropea come all’espressione più raffinata e più fragile della civiltà contemporanea, che ripropone il disorientamento dell’uomo contemporaneo, analizzata attraverso la storia dell’impero asburgico e la vita culturale che ebbe tra Vienna e Praga il suo epicentro.


(Alcuni brani tratti dal 1° capitolo)
Nella periferia dell’impero i particolari sfumano… e allora sul palcoscenico vuoto si fronteggiano Nichilismo aristocratico e american style. Non a caso, sullo sfondo, si avverte sempre più insistente il richiamo alla finis Austriae; più che una metafora quasi un leit motiv …
Sulle orme di Lacan che ha accentuato il decentramento del soggetto operato da Freud sembra riproporsi la profonda crisi d’identità che caratterizzò i primi anni del XX secolo in una situazione “disperata ma non grave” si consuma l’Apocalisse quotidiana. L’era del silicio modifica profondamente tutti i parametri; nel rapporto macchina-uomo quest’ultimo finisce per avere un ruolo subordinato, potenzialmente inutile. E se l’inizio del secolo aveva segnato il tramonto dell’io borghese, oggi è il movimento operaio a smarrirsi di fronte allo scenario allucinante di aziende senza lavoratori e di lavoratori senza azienda. Inoltre, nella crescente divariazione fra bisogni emergenti e obsolescenza delle strutture politiche e sociali, gli apparati tecnico-burocratici sembrano sovrastare l’uomo come una sorta di seconda natura e alla pretesa razionalità politica delle classi dirigenti fa riscontro la concezione ben più penetrante di una razionalità tecnica che, attribuendosi una sorta di validità metafisica, pretende di vanificare ogni potenzialità alternativa, fino a presentarsi come una traduzione delle mai sopite istanze alla soppressione del potere.
Nel villaggio globale di Mc Luhan predominano la ridondanze e l’afasia; trova così spazio la metafora dell’Europa fondata - secondo la nota immagine musliana - su una serie inestricabile di contraddizioni e di potenzialità. La finis Austriae, dunque, si agita nell’inconscio collettivo fra Apocalisse e nuove capacità creative e merita rileggere in chiave archetipica (anche se non strettamente in senso junghianoi) l’espressione letteraria del mito asburgico

Sommario
1 L’Apocalisse quotidiana
2 Un mondo tra il crepuscolo e l’alba
3 Dall’autoritarismo
4 Dopo koniggratz
5 Crisi d’identità e impulso di morte nella letteratura di fine secolo
6 L’indicibile punto ove il cacloclo si chiude senza una cifra
7 La dimensione apocalittica del mito (tutte le strade sboccano in cancrena)
8 Pacifismo ed europeismo nella retorica di un mondo perduto
9 Exodum
10 Lo specchio rotto di Musil
11 In ogni caso, antichi e nuovi non siamo a casa nostra