Il pensiero politico di Blanqui


Questo saggio è tratto dalla tesi di laurea in Filosofia del Diritto discussa IL 5 novembre 1971 con il Prof.: Vincenzo Palazzolo.
Il libro vuole contribuire ad un riesame critico della figura dell’uomo politico francese che nella seconda metà dell’800 fu uno dei protagonisti della seconda repubblica e dell’opposizione all’Impero dio Napoleone III.
Blanqui fu un rivoluzionario neo-giacobino che in molti aspetti precorre il pensiero di Marx ma fu un patriota che animò la resistenza antitedesca nel 1971; quindi molto lontano dall’internazionalismo marxista-leninista.
Ecco perché è stato preso come esempio sia dal sindacalismo rivoluzionario sia da movimenti.
Che hanno finito per confluire nel fascismo.
In realtà egli mutua dall’illuminismo la ricerca della razionalità sociale e, quindi, del dispotismo “illuminato” mentre le istanze di carattere etico e di palingenesi sociale sono riconducibili alla cultura romantica.
In ogni caso, nell’ambito dei sommovimenti popolari che caratterizzano la Francia del XIX secolo raccoglie l’eredità della Grande Révolution : da qui anche l’incapacità di cogliere appieno la nuova realtà della classe operaia organizzata e all’esaurimento della vicenda blanquista in concomitanza con il tragico epilogo della Comune di Parigi.

Il libro esamina la biografia di Blanqui conosciuto per antonomasia come l’insurgé e la sua attività rivoluzionaria condotta per oltre un cinquantennio . Si sofferma,poi, su Blanqui come punto di confluenza di due concezioni politiche . Il neo giacobinismo di Babeuf e della “Conigiura degli uguali”ed il pensiero di Proudhon; la riforma sociale come prodotto del progressos tecnico e scientifico ed il rapporto fra diffusione del spaere e coscienza di classe